Comune di Borgo San Dalmazzo

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Curiosità: il territorio

idrografia e idrologia
fauna
valori scenografici di luoghi particolari
- PARCO GRANDIS
- ZONA COLLINARE TERRAZZATA
- SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONSERRATO
- S.ANTONIO DI ARADOLO
- MONTE CROCE
- FAGGETA DEI FIRET
- AREA COMUNALE DEL BUSCHIN
- ZONA DEI CAMOREI
- LAGO BORGOGNO

informazioni tratte dal "Piano del verde", redatto dal dott. Mario Bongioanni il 19 ottobre 1992

Dal punto di vista geografico, il territorio di Borgo San Dalmazzo si pone tra Valle Stura di Demonte a nord, e la Valle Gesso a Sud-Est. Confina a N-E con il Comune di Cuneo; a N-W con i Comuni di Vignolo, Roccasparvera e Gaiola; a S-E con i Comuni di Boves e Valdieri; a S-W con il Comune di Moiola.
La quota minima ai confini con Cuneo e' di circa m. 575 s.l.m. (misurata a livello degli alvei dello Stura e del Gesso), mentre la quota massima è di m. 1217 in prossimita' della cima di Monte Croce.

Idrografia e idrologia
Il territorio di Borgo San Dalmazzo si presenta delimitato dalla sinistra orografica del torrente Gesso a sud-est e in parte dalla destra orografica del fiume Stura ad ovest.
Nel tratto che ci interessa, detti corsi d'acqua ricevono la portata di alcuni piccoli affluenti, per lo più insignificanti, sia sotto l'aspetto della portata, sia per la brevità del percorso e sia ancora per la modesta ampiezza del bacino. Si può quindi affermare che l'idrografia di Borgo San Dalmazzo è di tipo molto semplice, gravitando per la massima parte sui due predetti corsi d'acqua principali, e in modo particolare sul Gesso. Quanto all'aspetto idrologico, il problema dell'utilizzazione e della distribuzione delle acque ai fini irrigui va esaminato sotto una visuale storica, in quanto ha trovato soluzioni che si perdono in un passato alquanto remoto. Per rendere più evidente questo concetto si può fare accenno ad una serie di opere irrigue che ancora oggi servono per praticare l'agricoltura nella parte pianeggiante di Borgo e, successivamente, in quella di Cuneo. Iniziando dal Gesso e procedendo da monte a valle si ritrovano diversi consorzi irrigui.
1) UTENTI DELLA BEALERA DEL PIANO DI MADONNA BRUNA
Derivazione: sinistra orografica del Gesso in località Andonno,
Portata: 300 l./sec.
Superficie irrigata: 25 ha. circa nella omonima zona della Frazione Aradolo La Bruna.
2) BEALERA PIANO DI GARDIOLE
Derivazione: sinistra orografica del Gesso, poco più a valle di Madonna Bruna,
Portata: 10 l./sec.
Superficie irrigata: 2 ha. circa nella zona sottostante la cava di Terrarossa, tra T.to Miola e Madonna Bruna, a valle della strada provinciale B.S.D. - Valdieri.
3) PARTECIPANZA BEALERA GROSSA DI CUNEO
ripartizione originaria della Bealera Grossa Costituzione: anno 1429,
Derivazione: sinistra orografica del Gesso, in prossimità dello svincolo della strada provinciale per Valdieri - Italcementi (casa Rafel),
Portata alla presa: teorica 1800 l./sec., effettiva 1500 l./sec.,
Ripartizioni: immediatamente a valle dell'edificio di presa, il canale principale si divide nel Canale Pravero (1/5 della portata) e nel Canale della Bealera Grossa di Cuneo (per 4/5 della portata).
Il Canale Pravero originario irriga attualmente i pochi terreni compresi tra via Valdieri e lo svincolo dell'Italcementi e termina come utenza industriale nel cementificio di Borgo San Dalmazzo. Ricompare più a valle dando origine all'attuale ramo principale.
Quanto alla Bealera Grossa, essa dava origine nel passato a varie diramazioni, sia verso i terreni del Gesso (Canale Maiocca, Badia e Onza), sia verso la zona dell'altipiano ora abitata (Canale Durandy, a valle dell'ex Molino Gione). Di queste diramazioni secondarie sussiste attualmente soltanto più il Canale Badia, che irriga sia i terreni situati tra la zona sportiva e la zona industriale di via Rocchiuso, sia un discreto numero di appezzamenti ubicati nei pressi del Ponte di ferro. La parte restante della Bealera Grossa serve poi ancora alcuni terreni dell'altipiano di Borgo (circa 7 ha.); in prossimità del Martinetto del Rame essa si divide definitivamente nei seguenti cinque canali: Oliva, Bodina, Bealotto di Città, Bonada e Bigorra (tutti a servizio del Comune di Cuneo).
4) BEALERA GERBINA
Derivazione: sponda sinistra del Gesso, poco più a monte del ponte
stradale-ferroviario Borgo San Dalmazzo-Roccavione,
Portata: 80 l./sec. nel periodo 15 maggio - 15 settembre,
Superficie irrigata: ha. 34 circa compresi tra lo stabilimento Italcementi, via Rocchiuso e l'alveo del Gesso, oltre ad alcuni terreni posti a valle della strada provinciale Borgo S.D. - Boves, in località Ponte di Ferro.
5) BEALERA PRAVERO
Il ramo principale attuale di questo Canale inizia dalla Bealera Grossa, in prossimità di casa Orizio, e successivamente dà origine alle seguenti quattro diramazioni secondarie:
a) Ramo Abbate: inizia nei pressi di T.to Canova, segue via Mangiacane, attraversa la S.S. n.20 nei dintorni di via Tanaro (Caserma degli Alpini), prosegue quindi sul lato Stura verso Cascina S.Pietro, dopo di che passa nel territorio di Cuneo;
b) Ramo Viale: si biforca dal ramo precedente subito dopo T.to Canova, prosegue nella zona industriale (Off.ne Cometto, Fontauto, Standa, ecc.), raggiunge T.to Baccano, immettendosi poi nella Bealera Grossa (Ramo Bonada-Bigorra);
c) Ramo Angelero: inizia nei pressi dell'ex segheria Gribaudo, scorre parallelamente a Bealera Grossa fino al Martinetto del Rame, indi devia ortogonalmente spostandosi verso il ciglio superiore della ripa del Gesso, dove raggiunge T.to Bidetti passando dietro la cisterna dell'Acquedotto di Cuneo;
d) Ramo Basso: ha inizio in prossimità della nuova circonvallazione B.S.D. - Boves (ex sedime ferroviario), oltrepassa la Cascina S.Andrea, sottopassa la ferrovia Cuneo - Ventimiglia e, con un tracciato che segue parzialmente il rilevato ferroviario, giunge nei pressi di Cascina Landra, indi T.to David, dove si immette nel Canale Piattonea.
6) BEALERA PIATTONEA
Derivazione: sinistra orografica del Gesso in prossimità del Ponte di Ferro (ex ferroviario),
Portata: 150 l./sec.,
Superficie irrigata: ha.37 circa nella zona agricola del secondo terrazzo fluviale del Gesso, a valle dei Tetti Landra, David, Talun e Bisotto.
7) BEALERA DAVID
Derivazione: sinistra orografica del Gesso nelle vicinanze della presa della Bealera Piattonea,
Portata: 40 l./sec.,
Superficie irrigata: circa 25 ha. di terreni ubicati lungo l'alveo del Gesso.
8) CONSORZIO IRRIGUO BEALERA NUOVA
Costituzione: anno 1470,
Derivazione: sponda sinistra del Gesso, in prossimità di T.to Miola,
Portata alla presa: min. 383 l./sec., max. 500 l./sec. nel periodo 15.4. - 15.9.,
Superficie irrigata: ha. 331 nella zona dell'altipiano lato Stura, di cui ha.217 ubicati tra via Tesoriere e il confine con Cuneo, ed ha. 104 (ramo nuovo a pioggia) compresi nella zona ex asciutta di T.to Mantello, Chiappella, Albaretti, Fioretti, Camôrei, Spada, regione Beguda e Turutun Sottano.
Questo canale è il più importante per l'economia delle aziende agricole ubicate nella sottozona della Stura.

Cenni faunistici
Trascurando alcune specie di INVERTEBRATI (Protozoi, Poriferi, Celenterati e Vermi) e passando direttamente ai CROSTACEI, particolare importanza assume il Gambero di fiume (Austropotamobius pallipes), un tempo assai diffuso nelle risorgive e nelle acque fresche e ossigenate dei ruscelli, ma oggi assai raro a causa dell'inquinamento idrico e per la distruzione dei suoi biotopi. Tralasciando altresì gli ARACNIDI, i MIRIAPODI e l'immenso mondo degli INSETTI, e considerando i MOLLUSCHI GASTEROPODI, ricordiamo, tra gli Elicidi eduli, le ben note Helix pomatia, Helix aspersa e la comunissima Cepaea sylvestris o chiocciola dei boschi. Si tratta di specie che risentono notevolmente delle modificazioni ambientali, per cui spesso si assiste alla loro rarefazione anche nei luoghi un tempo assai ricchi di malacofauna. Tra le LIMACCE, si ricordano le specie del genere Arion e del genere Limax, ossia le lumache ed i lumaconi di colore rosso e di colore grigio, che tanto danno arrecano agli orti e ai coltivi in genere. Quanto ai PESCI, sono assai diffuse nel nostro territorio le seguenti specie: la Trota marmorata (di mole notevole), la Trota fario (di più piccole dimensioni e dalle classiche macchie rosse), la Trota iridea (importata dal nord America a scopo di ripopolamento), il Temolo (particolarmente sensibile all'inquinamento), lo Scazzone (la classica "bota", dotata di non particolari doti estetiche ma dalla carne molto saporita), il Vairone (il cosidetto "stri") ed, infine, il Barbo, il Cavedano, il Canino, ecc. Passando agli ANFIBI, anch'essi sono amanti degli ambienti acquatici, almeno nelle fasi di riproduzione, di deposizione delle uova e di sviluppo larvale. Anche in questo caso, il deterioramento dell'ambiente ha provocato una drastica loro riduzione; si ricordano in particolare i Tritoni, la Salamandra pezzata (amante della zona collinare e del piano montano), la Rana verde (un tempo presente in colonie numerose, ma oggi in netto declino sia per la raccolta che per la distruzione dell'habitat) e il Rospo (animale utilissimo per l'agricoltura, ma oggetto di caccia intensa perchè erroneamente lo si crede dotato di poteri venefici). Anche i RETTILI, al pari degli Anfibi, sono ritenuti animali repellenti e pericolosi, sicchè la falsa credenza popolare ne ha fatto oggetto di cacce intense, anche quanto la loro pericolosità era soltanto frutto di superstizione. In tal modo, le comunissime Biscie d'acqua (cacciatrici di Rane e Rospi), i Colubridi di terra (predatori di lucertole e piccoli topi), spesso scambiati per Vipere, nonostante la differenza in lunghezza, hanno dovuto subire la mala sorte da parte dell'uomo, benchè del tutto nnocue. La Vipera è presente, invece, alle quote più elevate, mentre nelle boscaglie, prati e avvallamenti erbosi o sassosi, vive il pacifico Orbettino che, essendo privo di arti, viene spesso scambiato per una serpe ed ucciso. Ed, infine; le diffusissime Lucertole, sia dei muri che dei prati, ed il simpatico Ramarro, frequentatore delle siepi e dei cespugli. una volpeQuanto ai MAMMIFERI, ricordiamo il Cinghiale (abitatore delle fitte boscaglie, il cui incremento negli ultimi anni è da imputare all'assenza del Lupo e della Lince, suoi nemici naturali), la Volpe ed il Tasso (anch'essi presenti nei luoghi in cui la boscaglia è più fitta ed intricata), la Faina, il Porcospino (assai utile per l'agricoltura in quanto predatore di Invertebrati e di piccoli Vertebrati), la Talpa (grande divoratrice di insetti fitofagi) ed, ancora, i Pipistrelli (dalle abitudini notturne e forti predatori di artropodi).
Sempre nell'ambito dei Mammiferi, vi è da segnalare la Lepre (oggetto di caccia intensa) e, laddove il sottobosco conserva la presenza del Nocciolo selvatico, lo Scoiattolo, il Ghiro e il Moscardino. Da menzionare, infine, anche per l'aumentata presenza di rifiuti a cielo aperto, la forte diffusione dei Ratti (sopratutto il temibile Topo di fogna, dalle notevoli capacità di adattamento) oltre ai meno invadenti Topi ed Arvicole (abitatori delle case e dei terreni coltivati). Anche l'AVIFAUNA è ben rappresentata nel territorio di Borgo San Dalmazzo, e ciò grazie alla presenza di un ambiente che, almeno per quanto concerne le quote più elevate, conserva intatto il suo aspetto selvaggio per la presenza del bosco misto di latifoglie. Diversa è la situazione delle fascie fluviali, dove la vegetazione riparia è stata in parte sostituita, sopratutto verso valle, da piantagioni di pioppi ibridi. E' cambiata pure la situazione nelle zone coltivate, in quanto le colture di tipo tradizionale sono state spesso abbandonate per far posto ad altre di tipo più intensivo. In questi ambienti antropizzati, l'avifauna ha tuttavia dimostrato un discreto adattamento, per cui si può affermare che, almeno per quanto concerne l'aspetto qualitativo, le specie presenti sono abbastanza varie e caratteristiche. Iniziando dalla fascia boscata montana e seguendo l'ordine sistematico, è segnalata la presenza dei RAPACI. Sebbene ridotti di numero, a causa delle persecuzioni cui sono stati sottoposti fino a pochi anni addietro, essi trovano in queste zone buone possibilità di caccia, sebbene i luoghi di riproduzione siano più a monte (Rocche di Andonno e Valdieri). Si segnalano le seguenti specie:
- FALCO PECCHIAIOLO (Perni apivorus): molto simile alla Poiana, si ciba preferibilmente di Vespe ma non disdegna le Cavallette e Coleotteri vari; nelle nostre zone di media e bassa montagna, lo si ritrova nei periodi di passo, allorchè migra verso l'Africa tropicale ove sverna.
- ASTORE (Accipiter gentilis): predatore di uccelli (dal Merlo al Fagiano) e di mammiferi (Topi, Donnole, Lepri, ecc.), predilige le fitte abetaie ma è stato osservato nei boschi a monte di Andonno e di Madonna Bruna, poichè il suo territorio di caccia richiede una estensione di 3000/5000 ettari.
- SPARVIERE (Accipiter nisus): è una Astore di taglia più ridotta, dal quale si differenzia per il regime alimentare, limitato alla cattura di piccoli uccelli, quali lo Scricciolo, il Tordo e il Merlo. Siccome ha le stesse abitudini di vita dell'Astore, ma può adattarsi anche ai boschi di latifoglie, non si esclude che qualche coppia nidificante possa trovarsi tra Andonno e Valdieri. Il suo territorio di caccia (700/1200 ettari) si estende comunque nel territorio di Borgo San Dalmazzo.
- POIANA (Buteo Buteo): una poianarapace parzialmente migratore, è riconoscibile in volo per le ali ampie, per la coda larga e tronca e per la gola molto corta, ciò che le conferisce un aspetto tozzo in contrapposizione a quello dell'Aquila, che protende maggiormente il capo. Vola per ore in lenti cerchi alla ricerca di prede di piccola e media dimensione: Roditori, Rettili e Anfibi. Poichè necessita di un territorio di caccia che va dai 100 agli 800 ettari, è segnalata in zona, dove probabilmente esiste qualche esemplare nidificante sulla rocca di Andonno.
- BIANCONE (Circus gallicus): rapace di grandi dimensioni, migratore, gran cacciatore di Rettili, sopratutto Ofidi, è stato segnalato nella zona di Valdieri-Andonno. Non è accertata la sua presenza nelle zone più elevate di Borgo San Dalmazzo, anche perchè i suoi territori di caccia comprendono di solito i luoghi aridi e scarsamente boscati.
- GHEPPIO (Falco tinnunculus): rapace stanziale di modeste dimensioni, si nutre prevalentemente di Insetti e Topi che cattura dopo lunghi appostamenti, durante i quali si mantiene perfettamente mmobile nell'aria. Un tempo assai diffuso in zona, dove nidificava sulle rocce e sui campanili delle chiese, è oggi diminuito numericamente pur essendo stato avvistato nel nostro territorio. Altre specie avifaunicole, legate alla presenza del bosco naturale e di un fitto sottobosco, sono: il Cuculo (Cuculus canorus) di cui in primavera si ode l'armonioso canto d'amore, il Fagiano di monte (Lyrurus tetrix), osservato nel sottobosco della faggeta nella zona dei Firet,, il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) e il Picchio verde (Picus viridis), entrambi nidificanti nei boschi di latifoglie ove con il becco scavano il nido nella cavità dei tronchi; quindi la Ballerina gialla (Motacilla cinerea), Scricciolo (Troglodytes troglodytes), Passera scopaiola (Prunella modularis), Sordone (Prunella collaris) amante dei pendii stepposi e rocciosi, Merlo (Turdus merula), Tordo bottaccio (Turdus philomelos) osservabile durante le migrazioni, Codirosso (Phoenicurus phoenicurus), Usignolo (Luscinia megarhynchos), Pettirosso (Erithacus rubecula), Luì piccolo (Phylloscopus collybita), Luì bianco (Phylloscopus bonelli), Cinciallegra (Parus major), Codibugnolo (Aegithalos caudatus), Picchio muratore (Sitta europaea) che usa restringere l'ingresso della cavità in cui ha costruito il nido con un impasto di fango; quindi il Picchio muraiolo (Tichodroma muraria), amante delle pareti rocciose, che è stato osservato nei pressi di Andonno. Ed ancora: il Fringuello (Fringilla coelebs), frequentatore dei boschi ma anche dei campi coltivati, Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula), Zigolo muciatto (Emberiza cia), amante dei pendii rocciosi aridi, Ghiandaia (Garrulus glandarius), comune nei nostri boschi di Latifoglie. Sempre nel bosco naturale, sopratutto se ricoperto dal fitto manto del Castagno, vivono alcuni Rapaci notturni, quali il Gufo (Asio otus), la Civetta (Athene noctua), l'Allocco (Strix aluco) e, nei ruderi delle vecchie abitazioni di montagna, il Barbagianni (Tyto alba), predatore di topi e ratti. Lungo le aste fluviali del Gesso e dello Stura, ma sopratutto in quest'ultima, si possono osservare durante i passi migratori, Anatidi (Anatre selvatiche) e Rallidi (Gallinella d'acqua), e, tra gli Scolopacidi, la Beccaccia e il Beccaccino. Corvi, Cornacchie e Taccole popolano volentieri le discariche, ma non disdegnano i campi coltivati a cui arrecano gravi danni. Nei terreni di fondovalle e di pianura, sopratutto là dove le proprietà sono intervallate da filari alberati e i ruscelli appaiono ancora delimitati dalla vegetazione spondale di Salici e Ontani, si sentono eccheggiare i versi dell'Upupa, della Tortora, degli Storni e delle Gazze. Frequentano invece gli spazi aperti della campagna la Rondine e il Balestruccio, i nidi dei quali si ritrovano nei cascinali; la Ballerina bianca, il Culbianco, lo Stiaccino e l'Allodola (tutti nidificanti in buche aperte nel suolo); la sempre più rara Quaglia, che durante i passi migratori depone le uova direttamente nei prati, dove le nidiate vengono spesso falcidiate dagli antiparassitari e dalle macchine agricole. D'interesse venatorio e quindi soggetti ad una caccia sfrenata sono i Fagiani e le Starne, ormai ridotti numericamente sebbene siano oggetto di "lanci" a scopo di ripopolamento. Ed infine non bisogna dimenticare le aree abitate, ove si ritrovano molti degli uccelli precedentemente elencati; Cardellini, Capinere, Verdoni, Cince, ecc. e, sopratutto, i Passeri hanno colonizzato ogni più piccolo spazio verde e coabitano tranquillamente con l'uomo, con il quale hanno stabilito rapporti di buon vicinato.

Valori scenografici di luoghi particolari
Nell'ambito del Comune di Borgo San Dalmazzo si sono individuati alcuni luoghi particolari, di grande interesse storico e/o ambientale, meritevoli di azioni di tutela e di valorizzazione.
Essi sono:
PARCO GRANDIS
ZONA COLLINARE TERRAZZATA
SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONSERRATO
S.ANTONIO DI ARADOLO
MONTE CROCE
FAGGETA DEI FIRET
AREA COMUNALE DEL BUSCHIN
ZONA DEI CAMOREI
LAGO BORGOGNO

PARCO GRANDIS
planimetria del Parco Grandis Parte di proprietà privata e recentemente in parte acquisito dal Comune, il parco si estende su una superficie di circa 40.000 mq., compresa tra le vie Grandis, Monserrato e Rivetta.
Con una piacevole morfologia del terreno, il parco sale da quota 640 m. a quota 690 m. circa.
Esso comprende:
- i ruderi dell'antico castello, di cui è ben visibile la parte basale di una delle torri di avvistamento;
- una fitta rete di sentieri, molti dei quali attualmente impraticabili (sopratutto verso il lato Italcementi), con un bel viale centrale carreggiabile ad andamento a mezza costa, che inizia da un accesso carraio posto in prossimità del primo tornante di via Monserrato;
- una interessante vegetazione arborea, costituita prevalentemente da Cedri dell'Himalaya, Cedri del Libano, Pini silvestri, Pini strobi, Larici, Frassini, Aceri montani, Ippocastani, Ciliegi selvatici, Roverelle, Ontani, Carpini bianchi, Aceri campestri, Sorbi montani, Robinie, e da un fitto sottobosco in cui si notano Noccioli, Bossi, Cornioli, Biancospini, Prugnoli e Agrifogli, oltre ad un forte sviluppo di Edera e Rovi per la mancanza di interventi di manutenzione;
- una interessantissima avifauna, che trova ampie possibilità di rifugio, in considerazione dell'aspetto selvaggio assunto dal parco nel suo complesso;
- bellissima visuale verso le valli Vermenagna e Gesso, deturpata però dalla presenza dello stabilimento Italcementi e dalla cava di Roccavione;
- visuale più chiusa, ma sempre molto piacevole, verso la zona dei boschi Stura.

ZONA COLLINARE TERRAZZATA
Un osservatore che proceda da Roccavione verso Borgo San Dalmazzo, rimane colpito dai ripiani che la pendice collinare premontana presenta lungo la fascia S-E, tra il Santuario di Madonna di Monserrato, T.to Brancassi e via Rivetta. Questa particolare sistemazione, ottenuta con paziente lavoro di terrazzamento, è la storica testimonianza di uno fruttamento intensivo, in condizioni di "fame di terra", sviluppatosi in relazione alle maggiori necessità materiali della crescente popolazione. Il terrazzamento fu infatti adottato dai primi coltivatori per difendere il suolo dall'erosione, per ridurre la pendenza dei versanti e per creare le possibilità produttive agli alberi fondamentali della civiltà mediterranea: la vite (nel caso specifico) e l'olivo. Il terrazzamento è di regola la sistemazione agronomica dei terreni declivi con pendenza superiore al 30 - 40%; elementi caratterizzanti sono i muri di sostegno ed i ripiani, adattati alle varie pendenze. Ad un esame particolareggiato, la zona terrazzata di Borgo si può considerare oltre il limite della convenienza sistematoria. La pendenza media si aggira infatti sull'80%, con minimi del 60% e massimi del 100%, con il risultato che muri e ripiani, dovendosi adattare all'asperità del suolo, non si presentano mai perfettamente uguali fra loro e, peggio, assumono dimensioni economicamente non giustificabili. E' assai piacevole addentrarsi in questi meandri di viottoli, molto tortuosi, spesso gradinati nei tratti più accidentati, per cogliere visioni paesaggistiche pregevoli ed alquanto suggestive. Le terrazze, ottenute mediante la costruzione di muri a secco di pietre calcaree ben squadrate ed allocate, danno origine a ripiani larghi sui 5 m., con dislivello tra loro di m. 3/3,5 circa. Le colture praticate sono attualmente di tipo ortivo, per uso familiare, con consociazioni arboree di Susini, Peri e Meli a casuale disposizione delle singole piante. Vi è talvolta la presenza relitta di qualche vite, che un tempo rappresentava probabilmente la coltura principale di questi terrazzi.
Laddove i ripiani sono stati abbandonati, si nota il rapido avanzamento del cespuglieto e del bosco e, dato l'ambiente xerofilo, la comparsa della Roverella assieme alle altre tipiche essenze arboree.

SANTUARIO DELLA MADONNA DI MONSERRATO
vista panoramica dal Santuario Luogo di culto di particolare significato per la Comunità di Borgo San Dalmazzo, il Santuario sorge sulla sommità di un rilievo, dal quale si gode un ottimo panorama della pianura cuneese, delle valli circostanti (Gesso, Vermenagna e Stura) e della lunga cresta della Bisalta (dal Bric Costa Rossa alla Cima Besimauda). La bellissima visuale sui dintorni è tutt'ora parzialmente compromessa da un eccesso di vegetazione arborea che tende ad espandersi sempre di più. L'eccessiva fittezza degli alberi preclude parzialmente la vista del Santuario, sia dal centro abitato che dalla pianura, sicchè nella stagione stiva soltanto il campanile riesce a superare la fitta coltre della vegetazione.
Il paesaggio botanico è quello tipico della zona, potendosi annoverare tra le specie più significative l'Acero montano, il Tiglio, l'Acero platanoide, l'Acero campestre, il Ciliegio, la Betulla, l'Ippocastano, la Roverella e, tra le specie invadenti, la Robinia, il Frassino maggiore, il Susino selvatico, ecc. Tra le conifere non spontanee vi sono da segnalare i Cipressi di Lawson, alcuni Cedri del Libano e qualche esemplare di Abete rosso. Il sottobosco è di tipo comune, con presenza tra i più significativi, di arbusti di Sanguinella, Prugnolo, Bosso e Nocciolo. Alcuni begli esemplari di Prunus cerasifera (Mirabolano) fanno da cornice al piazzale destinato a parcheggio.

S.ANTONIO DI ARADOLO
la chiesetta della frazione Posto nel solatio versante di valle Gesso, a quota 1051 m., S.Antonio di Aradolo è una delle più antiche frazioni di Borgo San Dalmazzo. Immerso nel verde della vegetazione - che di spontaneo conserva alcuni begli esemplari di Acero campestre, di Frassino e Sorbo montano ma troppo numerosi appaiono i Cedri atlantici accanto agli Abeti rossi, ai Larici e ai Pini silvestri -, questo centro montano, un tempo assai abitato, conserva una bellissima chiesa, ove una lapide ricorda l'eccidio di Partigiani e Civili a seguito della rappresaglia nazi-fascista del 20 febbraio 1945. Numerose ville e casette, alcune in stile forse un po' troppo moderno e poco in sintonia con l'architettura locale, fanno da corona all'antica borgata che è situata poco dopo la chiesa, sulla pendice a sud che da monte Croce degrada verso il vallone di Madonna Bruna. Si gode da qui un ampio panorama sulla valle Gesso e sui numerosi Tetti (Perasso, Lovera, Garra, Giaculas, Miclun, Barale sottano, Baus, Giacomella, ecc.) che, immersi nel fitto della vegetazione, caratterizzano in modo puntiforme l'estremo lembo sud-occidentale del Comune di Borgo San Dalmazzo.

MONTE CROCE
E' uno dei punti di osservazione più belli esistenti nel territorio comunale.La cima di monte Croce (m. 1217) - situata sulla sommità di un'ampia radura che, nel versante a mezzogiorno, inizia in prossimità della carrareccia Tetti Pilone/Colle dei Firet - offre infatti un'eccezionale veduta panoramica sulle valli circostanti, sulla pianura cuneese e, nelle giornate limpide e serene, anche su un ampio tratto della catena alpina. La sommità di monte Croce è raggiungibile mediante un sentiero che si stacca dalla predetta carrareccia e percorre con andamento sinuoso una vasta prateria costituita in prevalenza da Felci e Lavanda. Sono peraltro riconoscibili moltissime altre specie botaniche costituite da graminacee (Agrostis, Anthoxantum, Dactilis, Phleum, Poa, Cynosorus, Arrenatherum) e leguminose (Trifolium alpinum, Lotus corniculatus, Vicia sp., Lathyrus sp.) oltre a Campanula, Centaurea, Pedicularis, Calluna, Hieracium, Senecio, Dianthus, Sempervivum, Hypericum, ecc.
Questa prateria, un tempo ampiamente pascolata, è attualmente in fase di progressiva colonizzazione da parte di essenze arboree spontanee (Roverella, Sorbo montano, Betulla, Ciliegio selvatico, Frassino, ecc.) ed arbustive (in prevalenza Ginepro, Biancospino e Rovo). Quanto al versante settentrionale, degradante verso la valle Stura e quindi verso la proprietà omunale del Buschin, esso è interamente colonizzato da piante arboree, in parte frutto di rimboschimenti ed in parte di tipo spontaneo.

FAGGETA DEI FIRET
E' anch'essa una delle zone più suggestive, sia sotto l'aspetto panoramico che naturalistico, esistente nell'ambito comunale. La faggeta dei Firet, che colonizza l'omonimo colle, è raggiungibile dopo una ventina di minuti di agevole cammino lungo la carrareccia, a mezza costa, che parte dai Tetti del Pilone; si tratta della stessa carrareccia dalla quale, dopo alcune centinaia di metri, si snoda sulla destra il sentiero per Monte Croce. Situato sullo spartiacque tra la valle Gesso (vallone di Madonna Bruna) e la valle Stura (Comune di Moiola), il colle dei Firet (m.1148) è assai interessante dal punto di vista forestale per la presenza dominante del Faggio rispetto alle altre latifoglie che l'accompagnano (Rovere, Ciliegio selvatico, Betulla, Sorbo montano e Sorbo degli uccellatori, Acero, Tiglio, Frassino tra le piante arboree e Maggiociondolo, Biancospino, Sambuco, tra le arbustive). La presenza "dominante" del Faggio sulle altre essenze "dominate", giustifica la definizione di "faggeta" vera e propria, data a questa particolare associazione forestale. Lungo il versante dello Stura, già nel Comune di Moiola, più fresco ed ombroso, la faggeta assume un aspetto più fitto e denso, determinando la riduzione delle specie arbustive e la comparsa sporadica di specie quali l'Acero, il Tiglio e il Frassino; indici, questi ultimi, di una localizzata diversa profondità e freschezza del suolo. Dal punto di vista estetico, la zona dei Firet si distingue per la maestosità dei bellissimi esemplari di Faggio, generalmente dritti e slanciati la cui corteccia liscia, anche in età avanzata contrasta con quella rugosa delle Querce. L'aspetto più bello viene tuttavia offerto nell'autunno quando il fogliame verde lucente del Faggio, passa al giallo, all'arancione e al marrone chiaro, contrastando piacevolmente con il rosso delle foglie del Ciliegio, suo abituale accompagnatore. Alquanto suggestivo appare anche, il viale di Noccioli che, nella parte terminale del percorso, delimita lo spartiacque tra le valli del Gesso e della Stura. Quest'ultimo versante inizia con un'ampia radura pascoliva (costituita dalle stesse essenze erbacee indicate per Monte Croce), che consente un bellissimo panorama sull'Alpe di Rittana, sul Vallone di Valloriate ed, in lontanza, sulla piramide del Monviso.

AREA COMUNALE DEL BUSCHIN
Di proprietà comunale, la zona del "Buschin" si estende su una superficie di circa 460 ha, pari a circa 1200 giorn. piemontesi. Essa è raggiungibile mediante la carrareccia che, partendo dalla strada comunale di S. Antonio di Aradolo, attraversa Tetti Tendias e Tetto Avocat, oltre il quale, dopo circa 300 m., sbocca in un'ampia radura, sede di un ex ricovero per l'alpeggio. L'aspetto originario del Buschin, un tempo adibito ad area pascoliva, è oggi completamente cambiato. Infatti negli anni 1960-70 l'area è stata oggetto di rimboschimento, con la messa a dimora di Conifere che hanno modificato profondamente l'aspetto del paesaggio forestale del Castagno. Vi si notano infatti, accanto alle classiche specie autoctone (Betulle, Ciliegi, Frassini, Aceri, Sorbi ecc.), specie resinose, quali: Larice, Abete bianco, Abete rosso e Pino silvestre. In queste zone coniferate, il sottobosco ha perso il suo aspetto originario, essendo per la quasi totalità ricoperto da Felci. Nelle poche radure rimaste, le cenosi erbacee presenti sono identiche a quelle più volte citate in aree analoghe. Dal punto di vista della sua valorizzazione, questo sito offre:
- una strada di accesso abbastanza agevole anche con mezzi meccanici;
- una discreta rete di sentieri che si snoda lungo la pendice montana;
- una tettoia per la sosta (ubicata nella zona più a monte), dotata di tavolo e sedili;
- la possibilità di osservare un paesaggio che, discostandosi da quello tipico del Castagno e del Faggio, tende ad assumere le sembianze di una vera e propria foresta di Conifere, il cui valore naturalistico è senza dubbio elevato, sebbene in contrasto con la fascia altitudinale.

ZONA DEI CAMOREI
la fonte Camorei in una foto d'epoca Situata sulla sponda destra del fiume Stura, a ridosso dell'alveo, l'area dei "Camôrei" e' molto interessante oltre che per le qualità organolettiche dell'acqua che sgorga dall'anonima fonte, anche sotto l'aspetto naturalistico. La vegetazione è quella tipica della "zona umida", essendo caratterizzata dalla presenza della formazione arborea Salice-Ontano-Pioppo e da un sottobosco arbustico di Biancospino e Sanguinella.Quanto alle ripe circostanti, l'habitat che si presenta è quello del bosco misto, con presenze di Frassini, Ontani, Ciliegi selvatici, forme ibride di Querce, Carpini bianchi, Aceri, Robinie oltre alla comparsa qua e là di Castagni relitti. Il sottobosco è anch'esso assai intricato per la presenza numerosa dei Rovi, dal Sambuco, del Nocciolo e del Biancospino.La fitta copertura vegetale di questi suoli, posti in adiacenza al corso dello Stura, è determinante per la formazione di specifiche biocenosi, delle quali l'avifauna rappresenta uno degli elementi più appariscenti.

LAGO BORGOGNO
Di proprietà privata, il cosidetto "Lago Borgogno" è un bacino idrico artificale di notevole interesse, sia sotto l'aspetto naturalistico, sia come esempio di spontaneo restauro ambientale. Sotto quest'ultimo aspetto, esso rappresenta infatti il risultato di come la natura abbia provveduto alla riedificazione paesaggistica di un luogo, utilizzato nel passato come cava per laterizi. Le sponde sono attualmente colonizzate da esemplari spontanei di Alnus glutinosa (Ontano nero), di rara bellezza, accanto ai quali, a pochi metri dalla riva, svettano in tutta la loro maestosità Pioppi, Frassini e Ciliegi selvatici. Il sottobosco è quello tipico del paesaggio lacustre, potendosi riconoscere uno strato arbustivo non troppo invadente di Noccioli, Biancospini, Sanguinelle e Sambuchi. Anche l'avifauna è ben rappresentata e, nei periodi di passo migratorio, non è raro imbattersi in alcune specie di Anatidi e Rallidi. La presenza di acqua stagnante, la cui profondità è di circa 3-4 m., favorisce poi lo sviluppo di fauna ittica, rappresentata prevalentemente da Carpe e Tinche.


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